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Alfredo Brillembourg – URBAN-THINK TANK

Architettura dell'Equità IQD 70

BIOGRAFIA

Alfredo Brillembourg è nato a New York nel 1961. Ha conseguito la laurea in Arte e Architettura nel 1984 e il Master in Progettazione Architettonica nel 1986 presso la Columbia University. Nel 1998 ha fondato il collettivo Urban-Think Tank (U-TT), uno studio multidisciplinare che si occupa di sviluppare nuove strategie per riqualificare le aree emarginate delle metropoli, nella sua casa ad Altamira, Caracas. Nel 2001 ha coinvolto Hubert Klumpner come co-fondatore della ONG U-TT e successivamente, nel 2007, come co-fondatore della società U-TT a Caracas, in Venezuela. Brillembourg e Klumpner hanno continuato la loro collaborazione fino al 2019. Brillembourg ha ampliato le attività di U-TT attraverso numerose partnership e la creazione di diversi uffici U-TT ancora attivi. Tra questi: la creazione di una filiale newyorkese Urban-Think Tank Design Partners; una nuova filiale brasiliana dell’ufficio U-TT/Sao Paulo per la costruzione di una scuola di musica; un ufficio a Città del Capo, in Sudafrica, con Andy Bolnick di Ikhayalami Development Services per la costruzione di alloggi Empower Shack e l’U-TT di Oslo, gestito da Tord Isdal, per promuovere soluzioni di efficienza energetica e soluzioni tecnologiche. Ha insegnato presso l’Università Centrale del Venezuela, alla Graduate School of Architecture and Planning della Columbia University e dal 2010 al 2019 presso l’ETH Zürich. Brillembourg ha ricevuto il Ralph Erskine Award 2010, l’Holcim Gold Award 2011 per l’America Latina, il Leone d’Oro 2012 della Biennale di Architettura di Venezia e l’Holcim Global Silver Award 2012 per i contributi innovativi nelle pratiche di progettazione ecologica e sociale. Il suo progetto Empower Shack Housing è stato selezionato da RIBA 2019 e nel 2022 dalla Fondazione Aga Khan. Ha scritto numerosi libri e prodotto diversi film per diffondere i temi della disuguaglianza nel mondo della progettazione.

Architettura dell’Equità

La mercificazione globale della sfera urbana sta distruggendo violentemente i tessuti culturali dei paesaggi naturali e tradizionali dei paesi e delle loro società. La situazione odierna ci fa riflettere sul modernismo e sulle sue astrazioni geometriche del paesaggio costruito, che il postmodernismo ha ampiamente criticato, senza tuttavia fornire risposte. Tutto ciò si è tradotto in ultima analisi in una sterile normalizzazione della città divisa: da un lato isole di ricchezza e, dall’altro, ghetti di povertà. Ciò riflette una cultura globale che è fondamentalmente uguale al fallito modello di sviluppo attuato in epoca postcoloniale. In questo numero di IQD vengono presentati lavori, speculazioni e idee di un gruppo di professionisti pionieristici, riuniti all’insegna del tema dell’Equità. Gli scritti dei singoli ricercatori e architetti condividono la visione critica che sembra si stia assistendo a un periodo di cambiamento nel pensiero urbano, in cui si parla sempre più di progettazione locale su piccola scala: diversi gruppi di progettazione, stakeholder emergenti e nuove forme di progetti architettonici che sorgono a scala locale. Ciò suggerisce un modo promettente e flessibile di approcciare la città esistente, trovando opportunità e adattando soluzioni basate sulla conoscenza e sulla partecipazione locale. Parliamo di strategie di guerriglia in atto nelle grandi città europee e nordamericane, ma che si ritrovano anche, in forma diversa, nel Sud del mondo. La nostra speranza è che la conoscenza che si ricava da questa tipologia di progetti condizioni la definizione dei piani formali e ufficiali in tutto il mondo. Il lavoro viene presentato nel suo insieme come una serie di tattiche e forme di impegno per la riqualificazione urbana. Alcune tattiche sono in conflitto tra loro e i progetti abbracciano necessariamente più tattiche. Commenti supplementari, testi e fotografie dal nostro archivio U-TT completano questo numero. Al centro di queste indagini ci sono le domande sulla sostenibilità e sull’impatto sociale degli edifici. Ciò che noi chiamiamo l’Architettura dell’Equità.

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