Tùr House: un’architettura che nasce dalla sabbia e dal tempo
Tùr House è un progetto sperimentale firmato da Barry Wark Studio che mette in discussione uno dei presupposti più radicati dell’architettura contemporanea: l’idea della casa come oggetto statico, permanente e destinato, prima o poi, alla demolizione. Al contrario, Tùr House propone un’abitazione pensata per trasformarsi, degradarsi e rigenerarsi, diventando parte di un ciclo materiale e temporale più ampio.


Un’abitazione stampata in sabbia
L’elemento più radicale del progetto è l’uso della sabbia come materiale principale, immaginata come stampata in 3D per formare una serie di blocchi monolitici che costituiscono l’involucro dell’edificio. Questa scelta non è soltanto tecnologica, ma fortemente concettuale: la sabbia, materiale primordiale e onnipresente, sostituisce il consueto mix di calcestruzzo, acciaio, isolanti e finiture che rendono oggi gli edifici difficili da smontare e quasi impossibili da riciclare. La casa non è quindi un insieme stratificato e complesso, ma una massa coerente, leggibile e potenzialmente reversibile.
Architettura reversibile e circolare
Uno dei temi centrali di Tùr House è la disassemblabilità. I blocchi che compongono la struttura possono essere rimossi, sostituiti o riutilizzati senza distruggere l’intero edificio. In questo modo l’architettura non viene più concepita come un prodotto “a fine vita”, ma come un sistema aperto, capace di adattarsi a nuove esigenze abitative o a cambiamenti ambientali. Questa logica si inserisce in una visione di economia circolare dell’edilizia, dove il valore dei materiali non si perde con il tempo, ma rimane disponibile per nuove configurazioni future.


Il tempo come materiale di progetto
A differenza dell’architettura tradizionale, che cerca di resistere all’invecchiamento, Tùr House accoglie il tempo come parte integrante del progetto. Le superfici in sabbia sono volutamente ruvide e biorecettive, pensate per ospitare muschi, licheni e tracce di erosione. Il degrado non è visto come un difetto, ma come una qualità estetica e narrativa: la casa cambia aspetto con le stagioni e gli anni, diventando una sorta di paesaggio abitato, a metà tra architettura e natura.
Oltre la casa-oggetto
Con Tùr House, Barry Wark Studio propone una riflessione più ampia sul futuro dell’abitare. L’edificio non è più un oggetto isolato, impermeabile e definitivo, ma un organismo che dialoga con il clima, il suolo e il passare del tempo. In un’epoca segnata dall’emergenza climatica e dalla crisi delle risorse, il progetto suggerisce che il vero progresso architettonico non risieda solo in nuove forme o tecnologie, ma in un cambiamento di mentalità: progettare edifici che possano essere smontati, trasformati e restituiti al mondo senza lasciare macerie.
Tùr House non è una casa nel senso tradizionale, ma un manifesto. Un’ipotesi radicale che invita architetti e progettisti a ripensare il rapporto tra costruzione, materia e tempo. Un’architettura che non cerca di durare per sempre, ma di appartenere al ciclo naturale delle cose.







