Il Quartetto
Situato nel villaggio di Songzhuang, nella contea di Songyang, provincia dello Zhejiang, lo Z Museum, completato nell’aprile del 2025, sorge a oltre 400 m sul livello del mare, immerso in un contesto montano di difficile accesso. Strade tortuose e sentieri stretti rendono l’arrivo un’esperienza quasi iniziatica, evocando una contemporanea Peach Blossom Spring, la favola cinese del 421 d.C. scritta dal poeta Tao Yuanming, che descrive un pescatore che scopre un villaggio segreto, isolato dal mondo esterno, dove la gente vive in pace e in armonia con la natura.


Prima del 2017, questo luogo era sconosciuto persino a molti abitanti della stessa Songyang; tale isolamento ha permesso al villaggio di preservare in larga misura il proprio carattere originario, conservando l’edilizia tradizionale e la struttura spaziale storica. All’inizio del 2024, lo studio TEAM_BLDG è stato invitato a intervenire in questo villaggio di 600 anni, trasformando un edificio residenziale in mattoni e cemento, costruito negli anni ‘90, nello Z Museum: il primo museo d’arte contemporanea rurale in Cina dedicato al tema della tessitura. L’intervento interessa una superficie costruita di 472 mq, inserita in un contesto di forte valore paesaggistico e storico. L’edificio originale occupava una posizione di rilievo all’interno del villaggio, distinguendosi nettamente per scala e materiali rispetto alle basse e fitte schiere di abitazioni tradizionali in terra battuta. Abbandonato per anni, era stato più volte oggetto di ipotesi di recupero mai concretizzate. È stato solo con la proposta di Mountain Creations di convertirlo in museo che ha preso forma una chiara visione progettuale. Fin dalle prime fasi, il committente ha indicato una direzione precisa: poiché l’incongruità dell’edificio rispetto al contesto era un dato di fatto, anziché attenuarla o mascherarla, il progetto avrebbe dovuto enfatizzarla, rendendola riconoscibile e memorabile. Allo stesso tempo, questo contrasto avrebbe dovuto risultare misurato e armonioso, capace di risuonare tanto con la natura di un’istituzione museale quanto con l’identità del villaggio.


Di fronte alla massa compatta e rigida della facciata originaria, il progetto ha adottato un approccio decostruttivo. Ispirandosi alla scala e al ritmo spaziale delle tradizionali abitazioni circostanti, l’edificio è stato suddiviso verticalmente in quattro volumi, separati da corti interne. Questi volumi sono stati poi collegati tra loro sia verticalmente sia orizzontalmente, mentre terrazze e schermature semitrasparenti generano una dinamica composizione articolata di altezze sfalsate, definita dagli architetti come un quartetto formale. Per alleggerire visivamente la massa edilizia, il progetto trae ispirazione dal linguaggio della tessitura tradizionale. Tubolari quadrati in alluminio da 20 × 40 mm, verniciati di rosso su tre lati e di bianco su uno, sono stati assemblati 100 in una fitta griglia che avvolge l’intero volume. Gli elementi strutturali fissati alla facciata richiamano le navette di un telaio, guidando l’intreccio di ordito e trama e tessendo una pelle architettonica bicolore, leggera e diafana. Per evitare un effetto eccessivamente meccanico, la disposizione dei profili è stata ulteriormente raffinata attraverso una variazione intenzionale degli interassi: più densi nelle porzioni superiori, più aperti in quelle inferiori. Sui livelli delle terrazze, l’intreccio assume un aspetto tridimensionale, amplificando la percezione di una superficie tessuta.

Grazie all’orientamento cromatico dei listelli, la pelle dell’edificio muta nel corso della giornata: al mattino, luce e ombra si intrecciano sulla facciata; nelle giornate soleggiate il museo assume una tonalità rosata e traslucida, mentre nei giorni di pioggia o neve appare come un volume compatto e quasi monocromatico. Gli interni sono stati progettati con interventi volutamente essenziali, previlegiando la chiarezza distributiva e la relazione tra spazi interni ed esterni. Il percorso di visita inizia in un edificio adiacente in terra battuta, dove è stato ricavato uno spazio introduttivo raccolto e in penombra. Qui, salvo per alcuni interventi puntuali – come l’aggiunta di telai in acciaio verniciato di rosso e una tradizionale tiger window – l’aspetto originario è stato conservato. Questo ambiente funge da soglia sensoriale verso il linguaggio contemporaneo del museo. Nel corpo principale, un nuovo atrio verticale – un vero e proprio pozzo di luce – attraversa tutti e tre i livelli, consentendo alla luce naturale e al calore di penetrare in profondità e mettendo in relazione visiva e spaziale i diversi piani. Le sale espositive sono organizzate attorno a questo vuoto centrale, consentendo ai visitatori di percepire il movimento reciproco.

Le aperture esistenti sono state ripensate in funzione del paesaggio, adottando una strategia di inquadrature secondarie che mette in dialogo le opere esposte con gli scorci del villaggio. Al contempo, ampie nuove aperture sono state ricavate nella parete esterna del vano scala, trasformando il terzo livello in uno spazio semi-aperto che rafforza il legame tra museo e contesto rurale. La terrazza in copertura offre una vista panoramica su Songzhuang; qui, l’assenza di una rigida zonizzazione funzionale e l’uso uniforme dei materiali favoriscono un’esperienza libera dello spazio, tra natura e relax, lasciando che siano le variazioni altimetriche a suggerire i comportamenti. Un sistema di arredi su misura, progettato per il caffè e il bookshop, estende il tema della tessitura agli interni: strutture in acciaio sono avvolte da nastri tessili rossi tesi, il cui ritmo riprende quello della facciata, creando una continuità concettuale tra esterno e interno. In questo equilibrio tra rispetto, contrasto e reinterpretazione risiede la possibilità di generare interventi capaci di rafforzare l’identità dei luoghi senza cristallizzarli, promuovendo una continuità culturale e spaziale che integra memoria, natura e trasformazione.