Ai Weiwei
Anti-War Design IQD 80
BIOGRAFIA
Ai Weiwei, noto artista, designer, attivista, architetto e regista, nasce a Pechino nel 1957. Dal 1961 al 1976 la famiglia viene esiliata in una regione di campagna in seguito a una denuncia nei confronti del padre, il famoso poeta Ai Qing. Rientrato a Pechino, si diploma all’Accademia del Cinema, per poi dedicarsi all’avanguardia artistica. Negli anni ’70 è cofondatore del gruppo artistico Stelle. Nel 1980 allestisce con il collettivo una mostra alla China Art Gallery: la prima esposizione di arte contemporanea in un museo cinese. Nel 1981 si trasferisce negli Stati Uniti, prima a Philadelphia e San Francisco per poi stabilirsi a New York, dove svolge la maggior parte della sua attività artistica. Qui frequenta due prestigiose scuole di design, la Parsons The New School For Design e l’Art Students League. Nel 1993 torna in Cina dove collabora alla fondazione dell’East Village di Pechino, una comunità di artisti d’avanguardia. Nel 1997 è cofondatore e direttore artistico dell’Archivio delle arti cinesi (CAAW). Nel 1999inizia ad occuparsi di architettura e fonda il suo studio nella periferia nord di Pechino, a Caochangdi. Nel 2003 fonda un altro studio, il FAKE Design, e realizza un’altra opera celeberrima, Map of China: una scultura puzzle formata da legni che avevano fatto parte dei templi della dinastia Qing (1644-1911), distrutti dal regime.Lavora a vari progetti con gli architetti svizzeri Herzog & de Meuron. Insieme vincono il concorso per il progetto dello Stadio nazionale di Pechino e del padiglione della Serpentine Gallery di Londra. Nel 2008 le autorità di Shanghai lo invitano a costruire a Malu Town uno studio, per rendere l’area una zona per artisti. Sempre nel 2008 a Sichuan un terremoto provoca circa settantamila vittime; molti studenti muoiono sotto le macerie delle scuole. Ai Weiwei accusa il governo cinese di aver usato materiali scadenti per costruire tali edifici e pubblica sul suo blog i nomi dei cinquemila bambini morti. Nel 2009 il suo blog viene chiuso dalle autorità. Nel 2010 la giunta municipale di Shanghai stabilisce che lo studio di Malu Town debba essere chiuso e demolito. L’11 gennaio viene distrutto, ma Ai Weiwei riesce a recuperare parti dell’edificio. Nel 2011 viene recluso per 81 giorni e il suo studio di Shanghai viene demolito dalle autorità locali. I mesi dell’arresto scatenano una mobilitazione mondiale per il rilascio dell’artista, che avverrà, ma al quale seguirà l’obbligo a lui imposto di non lasciare la Cina, durato fino al 2015. Nel 2017 ha diretto il documentario Human Flow presentato alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Tra le sue opere più note spiccano Sunflower Seeds (semi di girasole, 2010), installazione di milioni di semi di girasole in porcellana, Fairytale (2007) che ha portato 1001 cittadini cinesi a Documenta, Snake Bag (2008), serpente di zainetti scolastici in memoria delle vittime del terremoto, Forever Bicyles (2011), installazione di migliaia di biciclette assemblate, simbolo di mobilità e controllo sociale, e le diverse serie con i mattoncini Lego, come la sua versione dell’Ultima Cena, oltre a rivisitazioni di opere classiche e installazioni su temi politici e sociali.
Anti-War Design
Dalla fine della seconda guerra mondiale, dopo un’ondata costruttiva durata circa un ottantennio, assistiamo oggi al progressivo annullamento di quegli sforzi a causa delle recenti guerre. Ciò che gli esseri umani percepiscono come ambiente costruito – architettura, edilizia – è ormai inseparabile dalla sua stessa distruzione, dalle sue rovine. In un certo senso, l’umanità è sempre stata impegnata in un ciclo continuo di costruzione e demolizione, di smantellamento e ricostruzione. Questo ciclo fa parte della nostra storia. Oggi, però, lo viviamo a una scala senza precedenti: Israele ha sganciato su Gaza un numero di bombe superiore a quello dei bombardamenti durante la prima guerra mondiale su Londra, Amburgo e Dresda messi insieme – in poche decine di chilometri quadrati. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la guerra è cambiata. Non è più tradizionale: è diventata una guerra di droni, di attacchi guidati dai computer e controllati attraverso schermi. I mezzi di distruzione, l’etica stessa del conflitto e la linea sempre più sfumata tra obiettivi militari e civili hanno dato origine a un nuovo ecosistema bellico. L’umanità non ha ancora pienamente preso coscienza di questa realtà. La nuova logica della distruzione, i mutati modi di smantellamento degli edifici, non hanno solo compromesso il ruolo dell’uomo come costruttore, ma hanno anche – sul piano psicologico – eroso il nostro senso di sicurezza e di protezione, ridefinendo persino il concetto stesso di attacco.